La storia di Bracciano affonda le sue radici molto indietro nel tempo.

Dai resti palafitticoli alla costruzione del castello, principale simbolo del paese, molte vicende si sono succedute. Proprio all'ombra del maniero sono accaduti quei fatti, spesso ignorati dai libri, che arricchiscono la storia di un paese e della sua comunità. Parliamo per esempio della leggenda del ritrovamento del polittico del SS. Salvatore e delle tradizioni religiose e popolari che da questa sono scaturite.


LA LEGGENDA

È il 18 agosto, siamo tra il 1580 e il 1584. Duca di Bracciano è Giordano Orsini.

Un contadino sta arando il suo campo per la semina del grano. I buoi procedono lentamente tirando l'antico aratro di legno. Improvvisamente davanti ad un enorme masso di pietra si fermano e ... si inginocchiano. Il contadino tenta di farli rialzare. Niente. Sposta il masso ed ecco apparire una tavola di legno con l'effige del SS. Salvatore.

L'uomo corre in paese, poi, seguito da una gran folla, torna al luogo del ritrovamento. In processione, portata da buoi, la sacra pittura arriva nel borgo. Sia i Frati Agostiniani che il Capitolo della Collegiata vogliono per sé il dipinto, ma i buoi, dopo essersi inginocchiati davanti alla chiesa di S. Maria Novella, che è degli Agostiniani, proseguono verso la Collegiata, dove si arrestano per non muoversi più.


IL MIRACOLO

Il giorno 14 agosto 1681 era stata esposta come consuetudine l'immagine del SS. Salvatore.

Mentre avanzava la Processione, pur essendo il cielo sereno si radunarono improvvisamente nuvole con una serie di fulmini. La Processione fu sospesa ed il popolo supplicò la propria incolumità. La tempesta cessò. L'immagine fu portata in S. Maria Novella dove cominciò la celebrazione del Vespro. Un fulmine terribile colpì la croce di ferro della chiesa facendo cadere una grande quantità di calcinacci e massi senza fare vittime.
Il miracolo fu ascritto all'immagine del SS. Salvatore.


IL RITROVAMENTO

Febbraio 1922: la preziosa tavola viene rubata.

Grande è la costernazione del paese. E i dubbi. E le illazioni.

Trascorre più di un anno: poi, durante il mese di agosto 1923, dalla locale stazione ferroviaria giunge al Comune un avviso per il ritiro di una cassa contenente vetri. Il prosindaco di Bracciano è Giovanni Cini. Poiché l'Amministrazione non aveva ordinato nulla del genere, dopo aver fatto svincolare la cassa, si dispone di porla in deposito in attesa di chiarire chi l'avesse spedita o se si trattasse di un errore di spedizione. Trascorrono addirittura due anni senza che la vicenda trovi spiegazione, per cui si decide di aprire la cassa.

Dentro vi è la tavola di Gregorio e Donato d'Arezzo.

 

Ritrovamento delle Pale del SS. Salvatore (1926)


LA GARA DEI SOLCHI

Si narra che, sulle tracce delle ruote del carro che trasportò la sacra immagine del SS. Salvatore,
un contadino passò l'aratro affinché il segno del miracoloso rinvenimento non fosse dimenticato.

Risale a questa leggenda l'origine della "Gara dei Solchi"

La contesa si svolgeva ai piedi di Monte Tonico, sopra il fosso detto dei Quadri.

Al segnale di partenza i partecipanti alla gara, ciascuno con il proprio aratro tirato da buoi, cominciavano a tracciare il solco, che doveva essere il più dritto possibile; dall'alto della Sentinella si vedevano solo le salite, per cui non importava come veniva tracciato il solco lungo le discese.

Chi tracciava il solco più dritto vinceva la gara e gli veniva consegnata la bandiera.